“Io odio la matematica. Non sono capace di applicarmi in algebra, trigonometria e altre diavolerie simili. Ho scelto il Classico perché c’era poca matematica, e tutta la mia vita è stata tesa a dimostrare che un’altra vita è possibile, anche senza matematica”.
Così mi dice sempre un mio amico caro, Davide, quando parliamo di numeri. Mi dice sempre “drowning by numbers” ed in effetti spesso concordo.
Sicuramente anche Edgar Allan Poe non sarebbe stato molto contento di parlare di matematica.
Orfano di entrambi i genitori, attori di buona notorietà, Edgar Poe poi Allan Poe fu affidato ma mai adottato formalmente da John Allan, un commerciante scozzese di successo, tra schiavi, tabacco ed altre merci, in quel di Richmond, Virginia, Stati Uniti.
Nel 1815 la famiglia Allan si trasferì in Scozia e portò con sé Edgar dapprima ad Irvine, poi si trasferì a Chelsea, a Londra. Qui il temuto padre adottivo lo mise a studiare in un collegio per circa un anno. Il Preside portava spesso gli allievi a studiare matematica in uno spazio insolito. L’aula confinava con un cimitero e le lezioni di matematica avvenivano tra le tombe, ogni studente doveva scegliere una lapide e fare calcoli con l’età del trapassato.
Non solo: il primo giorno di lezioni ogni bambino pare ricevesse una pala di legno per scavare la fossa di coloro che morivano durante il periodo di scuola.
Forse per reazione a tutto questo che Edgar Allan sviluppò una straordinaria capacità di memorizzare rime e una straordinaria propensione per la musica e la poesia.
Conobbe i principali scrittori inglesi, poi trasferitosi nuovamente negli Stati Uniti ebbe una formazione scolastica tumultuosa e piena di eccessi, dagli alcolici alle passioni per le madri dei suoi colleghi di scuola, finchè intrapresa la carriera militare ne fu espulso. Fu il primo scrittore americano a tentare di sopravvivere solo grazie ai compensi dei suoi libri.
“Mi hanno chiamato pazzo, ma nessuno ha ancora potuto stabilire se la pazzia sia o non sia la più elevata forma di intelligenza, se la maggior parte di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo, non derivi da una malattia del pensiero, da umori esaltati della mente a spese dell’intelletto generale” (Eleonora).
Edgar Allan Poe è generalmente oggi ritenuto uno dei massimi scrittori statunitensi ed iniziatore del Poliziesco, dell’Horror e del Thriller, ma anche un grande scrittore di fantascienza e di avventura, poeta romantico, anticipò il simbolismo e fu l’archetipo del “poeta maledetto”.
Edgar Allan sposò il 16 maggio del 1836 la cugina, di appena tredici anni, lei fu istruita da lui sulla letteratura e sulla poesia, il marito da lei su canto e pianoforte.
Purtroppo nonostante gli sforzi di Edgar Allan di scrivere di tutto, con discreto successo, per curare la devastante malattia della moglie, questa lo lasciò per sempre il 30 gennaio del 1847, non senza che la stessa avesse giurato in una lettera ad un’amica che “dopo la morte sarebbe stata l’angela custode di Edgar”.
Tuttavia la depressione e le sofferenze devastarono Edgar e forse fu proprio in questo periodo che il Cognac cominciò ad essergli di conforto. Il suo cocktail preferito divenne l’Eggnog, con una ricetta che vi invito a realizzare quando pensate a Edgar Allan, prima di andare ad una degustazione di whisky di Claudio Riva, per conciliarvi l’attesa. Lo farete con 4 uova, 400 ml di panna fresca da montare, 320 ml di latte, 150 g di zucchero, 80 ml di brandy, 80 ml di rum, mezzo cucchiaino di estratto di vaniglia e un po’ di noce moscata grattugiata.
Del Brandy e del Cognac, in particolare, pare che Edgar apprezzasse la morbida austerità, quel sapore di antico, che gli ricordava le grandi poesie, lente, ma carezzevoli, come quell’Ugni Blanc acido e poi domato dapprima dalla fermentazione e poi raffinato e dolcemente strutturato ed arricchito dalla distillazione lenta dello Charentais, il cui funzionamento certamente Poe conosceva.
Quel territorio della Charente e della Charente Maritime, da cui proveniva quel nettare degli Dei, ambrato, così apprezzato dalla borghesia e dalla monarchia britannica, perché sinonimo di medesima coerenza qualitativa, anno dopo anno.
Quell’affinamento giudizioso e meticoloso che , anno dopo anno, perfezionava lo Spirito e lo consegnava all’apprezzamento eterno ed unanime di uomini famosi ed illustri sconosciuti o di attori grandi ed attrici meravigliose, come Greta Garbo, che, si dice, non usciva mai, per eventi importanti, senza aver bevuto un calice di Cognac.
Edgar Allan Poe, dopo varie peripezie ed essere stato salvato più volte, in stato di quasi congelamento, trovato di notte, sulla tomba della moglie, in circostanze misteriose venne alla fine meno e la sua tomba è a Baltimora, dove riposa a fianco della sua amatissima moglie e della di lei madre.
Ma ciò che lo lega ad una notorietà imperitura e straordinariamente eccentrica è il Poe Toaster, cioè colui che per oltre sessanta anni ha deposto sulla tomba dello scrittore, ogni anno, in occasione del suo compleanno, alle prime luci dell’alba, tre rose rosse, sempre nella stessa posizione ed una mezza bottiglia di Cognac, dopo averne bevuto un calice, lentamente, alla memoria di Edgar Allan, di sua moglie e di sua suocera.
Il Poe Toaster iniziò le sue visite negli Anni Trenta del Novecento e le terminò nel 2010. Molte delle bottiglie sono oggi conservate nell’Edgar Allan Poe House and Museum di Baltimora, anche i biglietti lasciati dall’Ammiratore sono conservati e spesso sono di questo tenore: “Edgar, I haven’t forgotten you”.
Gli spettatori che per anni hanno osservato la scena non hanno mai cercato mai di dare disturbo al Poe Toaster ed anzi pare che le stesse Autorità di Baltimora ne abbiano sempre protetto l’identità.
Di quel Signore che, in abito scuro, all’alba, andava ad omaggiare Poe con una bottiglia di Cognac, ritenuto da sempre, anche nella Grande Letteratura, la quintessenza del miglior alcol possibile per confortare lo Spirito dei Vivi e dei Morti, ovunque essi fossero e qualunque nome essi avessero. Da Winston Churchill a Greta Garbo, da Edgar Allan Poe alla Regina Elisabetta, ad ognuno piaceva questo ambrato spirito caldo.
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