Alla ricerca dell’immortalità

Alla ricerca dell’immortalità

Noi non sappiamo se Claudio Riva sia un alchimista o se nei suoi giri intorno al mondo, novello alchimista, come noi appassionati di distillati, pardon, di Spiriti, vaghi alla ricerca dell’Immortalità.

O se magari ha nel suo personale diario di viaggi alcolici, ben impresso, abbia il versetto biblico: “Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò, diventerà sorgente di acqua, che zampilla per la vita eterna” (Giovanni 4:13-14).

Sono certo che però qualcosa lo spinga alla ricerca dell’Elisir di lunga vita, dall’arabo Al-Iksir, traducibile anche come “pietra filosofale”.

Uno degli obiettivi primari di coloro che nel Medioevo portarono avanti la ricerca sull’immortalità tramite spirito distillato, ossia gli Alchimisti, era individuare la mitica pozione in grado di donare la vita eterna a chiunque la beva o almeno a guarire le patologie, che affliggono, in questo breve viaggio terreno, il nostro debole corpo umano.

 

 

Questo elisir si mescola con antichissime leggende e mitologie, filosofie, idee spirituali e religiose da tutto il mondo.

Nella Cina antica, durante la dinastia Qin, che regnò colà, dal 221 al 206 a.C, il buon Imperatore Qin Shi Huang pare avesse inviato l’alchimista medico Xu Fu in remoti mari orientali perché là avrebbe rinvenuto notizie di questa ricetta per creare lo Spirito dell’Immortalità, ma il povero scienziato non fece più ritorno alla corte imperiale. Qui si riteneva che alcuni minerali come giada, ematite, cinabro, magari disciolti in bevande, potessero prolungare la vita umana. Ching Yao Ch’eh, alchimista cinese, autore del celebre trattato “Grandi segreti dell’Alchimia”, intorno al 650 d.C. affermava che sicuramente alcuni liquori mitologici combinati con mercurio, zolfo e sali di arsenico, riuscissero a curare i malati e addirittura, in ricette parzialmente modificate, a creare pietre preziose.

Nella mitologia dell’antica India l’Amrita è l’acqua della vita in grado di dare forza e resistenza, ricercata sia dagli dei, i Deva, sia i demoni, gli Asura. L’elisir sarebbe stato originato dal mare, grazie ad un’invenzione di Visnù e sarebbe stato custodito all’interno di Soma, divinità della Luna.

L’Ambrosia nel mondo greco-romano è la bevanda dell’immortalità.

L’Alchimia compie grandi passi avanti nella sua ricerca dell’immortalità con la conquista araba dell’Egitto (VIII° secolo d.C). Gli Arabi approfondirono lo studio della distillazione, i loro studi furono pubblicati attraverso le opere di Jabir Ibn Hayyan. L’Atanor è il contenitore del liquido distillato e lo spirito dopo la distillazione è la celebre “acqua della vita”, panacea per le malattie e vero e proprio elisir che spina la strada alla vita eterna.

Nell’epoca medievale i nostri fantastici alchimisti, coime Alberto Magno, Tommaso D’Aquino, Raimondo Lullo, ispirati dagli Arabi, si volsero allo studio dell’elisir, isolando di fatto l’anima del vino, con l’ottenimento dell’alcol etilico attraverso la distillazione. Nacque la fusione della idea alchemica di immortalità mediante elisir con leggenda del Santo Graal, calice che dispensa dell’“acqua viva” citata da Gesù nel suo Discorso alla Samaritana presso il pozzo (Giovanni 4:13-14).

 

 

Simbolicamente, il Graal allude infatti all’essere parte di una importante conoscenza esoterica. Agli Iniziati la conoscenza viene concessa direttamente da Dio, anche se essi devono conquistare il diritto di poter conoscere il Mistero ed il suo potere magico racchiuso in esso. Il Graal è la famosa coppa con cui Gesù avrebbe celebrato l’Ultima Cena ed in cui Giuseppe di Arimatea avrebbe raccolto il sangue del costato di Cristo, trafitto dalla lancia del centurione romano Longino, durante la Crocifissione.

Nel Rinascimento il buon Paracelso, noto alchimista, crea vari preparati tra cui un elisir farmaceutico, l’Aurum Potabile, vera e propria soluzione liquida di oro colloidale.

Nel Seicento Nicolas Flamel avrebbe scoperto l’elisir di giovinezza e lo avrebbe usato su se stesso e sulla moglie, immaginiamo eternamente bellissima, Pernelle.

Per gli amanti del liquore Chartreuse, c’è da dire che secondo la leggenda, nel 1605 Francois-Annibal d’Estrèes avrebbe introdotto i monaci della Certosa di Vauvert a Parigi alla ricetta dell’elisir di lunga vita, che sarebbe alla base della nascita del noto liquore, attraverso la consegna di un misterioso manoscritto donato ai frati.

Che dire poi del Conte di Saint-Germain che, nel XVIII° secolo, fu al centro di molti gossip in quanto ritenuto vivente già da molti secoli, perché dedito alla consumazione di un fantastico elisir di lunga vita, che gli avrebbe donato perpetua giovinezza, peraltro elisir di cui anche Cagliostro avrebbe avuto disponibilità?

 

 

Anche numerose composizioni artistiche e musicali hanno tratto ispirazione dall’Elisir di lunga vita, come ad esempio l’Elisir d’Amore di Donizetti, opera lirica in due atti in cui si narra che Adina legge agli agricoltori che lavorano i suoi campi la storia di Tristano e Isotta. Tristano, preso da un folle amore per la regina Isotta, utilizza uno strepitoso mezzo per conquistarla e attrarla a sé: un filtro magico, una pozione per renderla innamorata e fedele (oggi avrebbe probabilmente uno strepitoso successo commerciale, tale pozione, nota dell’autore).

Insomma la storia della distillazione è legata strettamente alla ricerca dell’Immortalità, alla ricerca dell’elisir magico, dietro cui vi è la conoscenza del mondo e dei segreti umani. Il distillato è l’acqua di vita, lo spirito, la parte migliore del fermentato di base, il liquido che eleva l’Uomo e che lo avvicina alla Divinità.

 

 

Ecco che la Dea Mayatl, dalle sembianze di una donna-agave, che senz’altro l’alchemico Claudio ha recentemente incontrato dalle parti di Oaxaca, nutriva, alle origini del mondo, i suoi sudditi, facendo sgorgare dai suoi quarantamila seni il prezioso liquido del Mezcal, ecco che lo stesso termine whisky viene dal gaelico uisce beatha, acqua della vita, il liquido che dà la vita.

Al momento, noi appassionati di alchimia non abbiamo ancora perfezionato l’elisir dell’immortalità, ma ci stiamo lavorando. Intanto continuiamo ad allenarci nella sua ricerca, bevendo spiriti vari, certi che prima o poi riusciremo nel nostro intento oppure avremo passato una buona parte della nostra vita degustando responsabilmente acque di vita, dalle nobili origini, che anche solo perciò meritavano di essere degustate e da noi raccontate con la nostra umile capacità di racconto, affinché la loro memoria non si perda nell’oblio dei tempi… ed ora prendo un calice di mezcal e nel frattempo ci medito sopra.

 

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