Il fenomeno del distillato proveniente dall’Agave pare inarrestabile. Condotta per mano dal crescente apprezzamento del mercato americano, il Tequila trascina ormai anche il Mezcal verso una popolarità e un successo di vendite sempre più importante.
Ma non esistono solo Tequila e Mezcal, come sappiamo, lo stesso Messico infatti propone altre varianti ai grandi spiriti citati, che pur non essendo tecnicamente da Agave, vengono tradizionalmente ricompresi nella famiglia. E anche Bacanora, Sotol e Raicilla, per esempio, nonostante gli ancora modesti volumi di vendita complessivi, hanno visto incrementare le proprie vendite. Il Bacanora creato nello Stato di Sonora ha aumentato del 21% tra il 2021 e il 2022 secondo IWSR Drink Market Analysis, mentre il Raicilla, prodotto nel cuore di Jalisco, ha incrementato le vendite del 15% nello stesso periodo, con il Sotol, creato magicamente dal Dasylirion,o Spugna del Deserto, ha avuto un incremento del 17%. I tre cugini di Tequila e Mezcal dovrebbero secondo le stesse stime aumentare le vendite nel mondo tra il 6 e l’8% , con un incremento già realizzato nel 2022 del 40% delle proprie vendite negli Stati Uniti.
Dunque, grandi prospettive per i distillati di Agave e quelli tradizionalmente considerati nella stessa categoria. Ma forse non molti sanno o riflettono sul fatto che non solo in Messico vengono prodotti distillati da Agave.
Da qualche tempo infatti la produzione di distillati da Agave avviene anche in altre parti del mondo e secondo Jose Luis Hermoso, Research Director di IWSR Drinks Market Analysis, “questo comporterà in tempi medio-lunghi una sfida importante per lo stesso Tequila nel riuscire ad intercettare la domanda di Spiriti di Agave nel mondo”.
Le piante di Agave crescono in altre parti del mondo, quasi spontaneamente, come Sud Africa, Australia, India. Peraltro, i produttori di spiriti di Agave non messicani possono godere di maggiore libertà non essendo sottoposti alla regolamentazione degli spiriti messicani.
Di particolare interesse è quanto avviene in Sudafrica. dove l’introduzione di Agave si fa risalire tra la fine del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo, con piante introdotte dal Messico, probabilmente per popolare con vegetazione le terre aride dell’entroterra sudafricano. Tre sono le varietà principali coltivate in loco, l’Azul, l’Angustifolia e la varietà Americana, da cui si produce uno spirito definito come “Arroqueno”, dai sentori vegetali, speziati di cioccolato fondente.
Il processo produttivo è analogo a quello che avviene in Messico e se analizziamo l’azienda Leonista, che significa “Energia del Leone”, una della più note produttrici di spiriti di Agave in Sudafrica, possiamo renderci conto di come anche Paesi molto lontani possano realizzare distillati analoghi per processo ma differenti per esperienza sensoriale che donano al consumatore finale.
L’Agave Karoo derivata dall’Americana, ma ormai ritenuta autoctona per le centinaia di anni passate dal trapianto, viene lavorata analogamente a quanto avviene in Messico. Infatti la fondatrice dell’azienda, Sarah Kennan, recatasi in Messico, un po’ alla Masataka Taketsuru in Scozia per apprendere l’arte del whisky scozzese, ha appreso e cominciato ad applicare in Sud Africa le tecniche apprese di produzione di Tequila e Mezcal.
L’Agave Karoo nasce in una zona semidesertica, Karoo significa Terra della sete, ed il Grande Karoo si estende su un’area di oltre 400.000 km quadrati compresa tra l’Alto Veldt e i rilievi del Capo.Si trova ad un’altitudine compresa tra i 450 metri slm e i 750 metri slm ed è attraversato da fiumi, canyon e valli.
Essa impiega circa dodici anni per giungere a maturazione, la raccolta a mano prevede la defogliazione e l’estrazione della pigna, con la sua conseguente cottura in forno a legna per 48 ore, la frantumazione in una ruota di pietra, poi la fermentazione e la successiva distillazione in alambicchi pot still. Per il Tipo Reposado si ha un affinamento di 3/6 mesi in rovere americano, che ha precedentemente ospitato un brandy sudafricano. Per il Tipo Honey Reposado un carico di dolcezza maggiore derivante dall’infusione nel distillato di agave di un miele africano grezzo.
La certificazione biologica e il desiderio di contribuire all’ecosistema africano, mediante un contributo pari all’1% dei proventi aziendali versato a sostegno di progetti di tutela e reintroduzione della fauna della Samara Gran Reserve, completano il quadro di un’azienda, che, consapevole delle difficoltà di penetrare un mercato mondiale dei distillati di agave, in crescita, ma senza la tutela giuridica riconosciuta anche in Europa dal 2019 ai distillati messicani, comincia a farsi conoscere in contesti evoluti e complessi come Giappone, Stati Uniti e Regno Unito.
Anche in Australia le piante di Agave si stanno facendo largo soprattutto in contesti favorevoli per questa pianta. Nel Queensland settentrionale, in particolare, l’Agave Blue Weber australiana dà vita ad un interessante distillato di agave nell’ambito dell’Agave Project managerialmente coordinato da Top Shelf International con piante seminate e raccolte a Eden Lassie nelle Whitsundays, non lontano dalle incontaminate spiagge e dalla fantastica barriera corallina. Attraverso una doppia distillazione in rame e seguendo nel processo produttivo la tecnica messicana si ottiene uno spirito non invecchiato, dai sentori di miele e lime, erba appena tagliata, minerali, cui seguirà a breve un Reposado, affinato in botti di rovere americano ex-Bourbon. Anche qui l’attenzione curatissima verso energie ecosostenibili e cura della biodiversità sono alla base del progetto di creare spiriti di agave anche in territori lontanissimi dalla Madrepatria dell’Agave ossia dal Messico.
L’obiettivo è di creare una categoria di distillato, “the Australian Agave”, che possa in futuro chissà giungere a creare un identità geografica magari con un riconoscimento giuridico ed una tutela internazionale, per questo scopo anche l’azienda si muove in collaborazione con l’Adelaide University nella gestione degli oltre centocinquanta ettari su cui si estende la farm con oltre mezzo milione di piante di agave coltivate.
L’ambizione è di riuscire a diventare nel medio termine uno dei primi venticinque produttori di spiriti di agave del mondo, consapevoli di non avere tradizione ma di essere liberi di poter lavorare senza vincoli storici di retaggi passati, inseguendo il Nuovo e volendo raggiungere il Mondo.
Riusciranno le Agavi australiane e sudafricane a conquistare il palato degli amanti dei distillati?
Il futuro dirà, ma i produttori messicani qualche preoccupazione sull’esclusività del loro business cominciano ad averla.
Noi intanto beviamo un calice di spirito d’Agave e riflettiamo.




