Ultimo articolo su questo splendido viaggio attraverso le Ebridi Esterne, gran finale con la visita della prima distilleria legale di whisky in queste isole da 200 anni a questa parte. Qui i link alle puntate precedenti.
Quando arriviamo in distilleria Marko (Mark Tayburn, titolare nonché fondatore) sta parlando con altri visitatori. Mi accorgo che non capisco un accidente di quello che dicono e così inizio a preoccuparmi, ma appena giunge il nostro momento Marko cambia registro e inizia a parlare più lentamente, sospiro di sollievo!
Iniziamo così a presentarci e a chiacchierare al banco dello shop, sotto gli occhi vigili di uno dei due gatti di casa che ci osserva attentamente.
Non sto qui a ripetere la storia della distilleria, per la quale vi rimando a questo bell’articolo di Claudio scritto ancora ai tempi di I love Laphroaig, quando eravamo ancora giovani e belli.
Tornando a noi, mentre mi descrive il processo produttivo, Marko mette subito in chiaro il suo credo: se tu bevi un whisky di Lewis tutto il contenuto del bicchiere deve provenire da Lewis! L’acqua naturalmente, prelevata dal torrente che scorre a fianco della distilleria e che le dà il nome (Abhainn Dearg, Fiume Rosso), ma anche l’orzo, di varietà optic e golden promise, coltivato da aziende agricole di Uig e maltato sull’isola, e pazienza se un anno i raccolti non saranno buoni, vorrà dire che quell’anno si produrrà meno whisky!
Abhainn Dearg produce un whisky lightly peated, con una concentrazione di torba che si aggira tra 15 e 20 ppm. Anche la torba proviene da Lewis, ma non solo: viene ancora estratta a mano! Gli faccio notare che lui è l’unico nelle Ebridi Esterne (e uno dei pochissimi in Scozia) a utilizzare il 100% di orzo locale per la sua produzione. Non è meravigliato, sa di essere speciale e mi sento un po’ speciale anch’io a essere qui, in un angolo così remoto di un’isola ancor più remota.
Qui non ci arrivi per caso, devi proprio volerci venire. Non è come le distillerie di Barra o di Harris, che stanno a due passi dall’attracco dei traghetti, e nemmeno come Benbecula e North Uist, “comodamente” situate sulla strada principale che percorre le isole. Se visiti le Ebridi Esterne in quelle distillerie praticamente ci vai a sbattere contro, qui invece no. Questa distilleria è in una zona remota e complicata da raggiungere sulla costa occidentale di Lewis, servita da un’unica strada con un’unica corsia che si snoda faticosamente tra loch, colline, scogliere, pecore e che non porta da nessuna parte. Qui, chiunque incontri, che sia in auto, a piedi o in bicicletta, ti saluta e nell’incrociare altre auto spesso bisogna effettuare manovre acrobatiche. Si, essere qui è un privilegio.
Marko continua a raccontarmi il processo produttivo, evidenziando la lunghezza della fermentazione, che dura ben 7 giorni nei suoi washback di abete di Douglas. Tutto avviene lì, nel raggio di pochi metri da dove ci troviamo: ammostamento, fermentazione, distillazione e anche la maturazione. Diversamente da quanto fanno molte distillerie dei grandi gruppi, che si riempiono la bocca di terroir ma poi maturano il proprio distillato in grandi e anonimi magazzini industriali alla periferia di Glasgow, Abhainn Dearg fa maturare le proprie botti nel proprio magazzino a fianco della distilleria, un warehouse di tipo dunnage, con il tetto in legno per evitare l’eccessivo riscaldamento che si avrebbe se usasse la lamiera.
La scelta delle botti è accurata, in particolare le ex bourbon provengono da Heaven Hill, Buffalo Trace e Kentucky Bluegrass. Marko ci dice che non si intende di bourbon, che non lo beve, ma conosce molto bene la qualità di queste botti e le ha scelte proprio per questo.
Ci spostiamo così nel magazzino e Marko mi indica con orgoglio la botte numero 1, riempita nel 2008, la sua prima creatura.
Naturalmente oggi non assaggeremo il whisky di quella botte, riservato a chissà quale imbottigliamento speciale in futuro, ma preleveremo un campione da un altro cask del 2008, risalente quindi al primo anno d’attività della distilleria e che appartiene al primo lotto di whisky legalmente prodotto nelle Ebridi Esterne dopo tanto tempo. Iniziamo quindi con un malto con più di 16 anni di maturazione, a cui seguiranno assaggi da botti del 2010, 2012 e 2013. Non ho preso appunti durante la degustazione, riporto comunque qualche nota facendo affidamento sulla mia scarsa memoria.
Cask #15 del 2008, ex bourbon cask della Heaven Hill distillery, ABV tra 52% e 60%, PPM tra 12 e 20.
Orzo proveniente dal villaggio di Ardroil, a meno di mezzo miglio dalla distilleria.
Note di degustazione: cremosissimo, la torba non si percepisce affatto però dà corpo e struttura, qualche nota di lemon cake e una suggestione di erbe alpine (ginepro, artemisia), con una vaga sensazione mentolata nel finale. Alcol gestito alla perfezione. Dram eccellente!
Cask #27 del 2010, quarter cask, ABV 52%, PPM maggiore di 20.
Botte unica nel suo genere, in quanto costruita con un mix di doghe provenienti da botti ex bourbon e di quercia europea.
Note di degustazione: anche questo malto presenta note molto cremose, ma il contributo delle doghe ex sherry fa incrementare la componente fruttata a cui si aggiunge una nota distinta di arancia candita e di marmellata, oltre a una piacevolissima liquirizia. Anche in questo caso la torba si sente pochissimo e la gradazione alcolica è appena percepita. Gran bel whisky, connotato da un bellissimo equilibrio tra le diverse componenti.
Cask #7 del 2012: quarter cask di quercia europea ex sherry Oloroso, ABV 54%, PPM minore di 20.
Note di degustazione: il colore oro intenso tradisce una botte non di primo riempimento e questo è un bene perché il risultato è ottimo, con note delicate di frutta gialla e agrumi (cedro). Nonostante i minori PPM qui la torba si sente un po’ di più, forse a causa della minore maturazione, non sotto forma di fumo ma con una componente terrosa e minerale molto piacevole che accompagna senza dominare la scena. La torba è uno degli ingredienti della ricetta e nemmeno quello principale, proprio come piace a me. Probabilmente il mio preferito della giornata.
Mentre assaggiamo questi campioni parliamo dell’uso a volte eccessivo della torba nello Scotch moderno, di questa corsa a PPM sempre maggiori ed entrambi ci troviamo d’accordo nel preferire l’equilibrio e il bilanciamento.
Chiudiamo con un fuori programma: Marko estrae con il valinch un paio di dram da una botte misteriosa e ci chiede di indovinare di che legno sia fatta. Metto subito in moto il mio unico neurone, peraltro già messo a dura prova dagli assaggi precedenti, e inizio a pensare… muble muble… dal colore si direbbe sherry, ma che tipo di sherry? Pensa e ripensa… vuoi vedere che magari ci sta facendo uno scherzo e si tratta di una sorpresa per noi italiani? Così sparo: “Marsala”… second fill!
Adesso Claudio sicuramente mi declasserà dallo status di socio conoscitore, perchè in realtà si trattava di una botte ex sherry Amontillado. Com’è possibile scambiarlo per Marsala? Boooooo!!!
Cos’altro dire? Marko si è rivelato un ospite eccezionale, regalandoci degli assaggi di prima categoria e una compagnia affabile e amichevole. Ci spostiamo fuori dal warehouse e continuiamo ad annusare i bicchieri, a bere le ultime gocce rimaste al loro interno e a scambiarci opinioni ed esperienze. Gli chiedo quali siano i suoi progetti per il futuro e mi dice che a breve imbottiglierà un nuovo cask strength. Hai mai pensato di collaborare con qualche IB italiano? Gli chiedo. Ce ne sono di bravi sai? Mi piacerebbe proprio vedere un Abhainn Dearg con l’etichetta di Wilson & Morgan o di Hidden Spirits (cosa c’è di più hidden di questa distilleria?). Al momento no, non ci ha pensato. Dai Claudio, facciamone uno di Whisky Club Italia!
Silvia si è messa a giocare con i gatti di Marko, che sono due e si chiamano Tiger e Buthole, e intanto io vado ad assaggiare i due imbottigliamenti ufficiali, in vendita allo shop, e non sapendo quale scegliere li acquisto entrambi: il 10 year old al 46% e il cask strength single cask PX al 61%.
Tornato fuori ce ne stiamo ancora un po’ nell’area tra il magazzino, lo shop e la distilleria, baciati da un sole meraviglioso che smentisce tutti i luoghi comuni che vogliono la Scozia grigia, fredda e piovosa. Ma queste isole ci hanno insegnato che la realtà è ben diversa. Anche questa è la magia del whisky!








