La passione di una vita
Grande festa ieri a Silvano d’Orba, in provincia di Alessandria: musica, assaggi di grappa e una mega torta per festeggiare la distilleria Barile e i novanti anni del maestro distillatore Gino Barile.
Un luogo in cui il tempo si è fermato, nulla è variato rispetto alla mia ultima visita del 2015, un segno di rispetto verso un’arte con radici nella storia del territorio e verso un pioniere che ha saputo traghettare la grappa verso le lunghe maturazioni. Lui, Gino, sereno e in splendida forma, nonostante qualche serio acciacco di salute. Come ha promesso, ha personalmente accolto – insieme alla moglie Saveria – le oltre 100 persone che sono venute per rendere omaggio alla sua carriera.

Lo abbiamo scritto, quella di ieri è stata la 26° e purtroppo ultima festa della Grappa Barile. L’alambicco è stato acceso per l’ultima volta nel 2018, da allora attende che negli occhi di qualcuno si accenda la stessa luce, la stessa passione, che ha guidato Gino per quasi 50 anni. Ad oggi nessuno conosce quello che potrà essere il futuro della distilleria.
La distilleria Barile
La Grappa Barile nasce nel 1976 dall’idea di Gino e dell’amico d’infanzia Antonio Bormida, di fare la grappa più buona esistente. Sogno inseguito a lungo fino a quando si è presentata l’occasione di acquistare questa antica distilleria di Silvano d’Orba, un piccolo comune che un tempo ospitava ben 5 distillerie artigianali.
Le vinacce fresche di monovitigno dolcetto sono conferite dai viticoltori selezionati delle valli ovadesi, in quantità limitata per garantirne l’utilizzo immediato e la tutela degli aromi e delle fragranze.
Due gli alambicchi a bagnomaria alla “piemontese”, alimentati da una antica fornace datata XIX secolo, un tradizionale ronfò genovese in cui viene acceso un fuoco di legna su cui si buttano continuamente le vinacce esauste. Alambicchi ricostruiti dopo la seconda guerra mondiale perché il rame era stato rubato.
L’intenso calore scalda l’acqua nel bagnomaria e avvia il processo di distillazione. I vapori passano attraverso una colonna demetilante per poi essere condensati e “misurati” nell’antico contalitri fiscale. Nessuna automazione, nessun sensore, la distillazione è monitorata dal naso del distillatore e dalla sue mani – che toccano continuamente i tubi dell’alambicco per carpirne il corretto funzionamento. Il risultato è una grappa ricca di aromi e sapori. a cui l’invecchiamento in botti di rovere conferisce un colore ambrato, sublimandone il profumo ed esaltandone il gusto.
La grappa bianca affina in serbatoi di acciaio inox, dove acquisisce morbidezza, complessità e digeribilità. Le grappe invecchiate sostano per anni, decenni, in botti di rovere da 250 litri, tra cui molte botti ex-whisky, reperite negli anni ’70 a Genova dove arrivavano via nave cariche del prezioso liquido scozzese e si rendevano disponibili per una seconda vita. Rendiamo omaggio alle due botti di Ardbeg del 1973 e del 1974, sempre in perfetta salute, che contengono grappa distillata nel 1980.
È un arrivederci!
Lasciamo la distilleria con gli occhi pieni di gioia e un omaggio: una bottiglia di grappa e una lettura affascinante, la Costituzione Italiana. La sua preziosa eredità, da distillatore e da attivista sociale.
Condividiamo qualche foto e la diretta di TeleNord.











